Introduzione: Oltre il Costo Economico dell’Accesso
In occasione della Open Access Week 2026, il cui tema centrale è “The Cost of Knowledge”, l’Unione Sindacale Professori e Ricercatori Universitari (USPUR) intende proporre una riflessione approfondita sulle dinamiche che regolano l’editoria scientifica contemporanea. Il titolo dell’evento richiama esplicitamente l’iniziativa lanciata nel 2012 dal matematico e Medaglia Fields Tim Gowers, che diede il via a una significativa mobilitazione accademica. A distanza di quasi quindici anni, la questione non si limita più al mero costo economico dell’accesso alla conoscenza, ma si estende alle implicazioni che gli attuali sistemi di produzione, valutazione e diffusione della ricerca impongono alla qualità, all’integrità e alla credibilità della scienza stessa.
L’Iniziativa Originaria “The Cost of Knowledge” e le Sue Implicazioni
Nel 2012, Tim Gowers promosse “The Cost of Knowledge” come reazione alla crescente insoddisfazione della comunità accademica verso il sistema dell’editoria scientifica commerciale. Le criticità principali riguardavano l’aumento esponenziale dei costi degli abbonamenti alle riviste, gli elevati margini di profitto dei grandi editori e le restrizioni all’accesso alla conoscenza, in contrasto con la pratica consolidata di condividere i risultati tramite archivi di pre-print. Migliaia di ricercatori aderirono all’iniziativa, impegnandosi a non pubblicare, non svolgere attività di revisione e non partecipare agli editorial board delle riviste di editori come Elsevier.
Nonostante l’ampia adesione, tale mobilitazione non ha prodotto la trasformazione sistemica auspicata. Le grandi case editrici scientifiche mantengono un’influenza economica e politica considerevole, esercitando un forte potere negoziale. Un elemento strutturale ancora più difficile da scardinare si è rivelato essere il sistema di valutazione della ricerca. Fino a quando carriere, finanziamenti e reputazione accademica rimarranno strettamente legati alla pubblicazione in riviste considerate prestigiose, i ricercatori continueranno ad alimentare un sistema che presenta oggi notevoli criticità. L’iniziativa di Gowers ha tuttavia evidenziato con lungimiranza l’inscindibilità tra la riforma dell’editoria e quella della valutazione della ricerca.
Le Criticità Persistenti nel Sistema Editoriale Scientifico
A oltre un decennio di distanza, molte delle problematiche denunciate non solo non sono state risolte, ma si sono aggravate, intrecciandosi con una crisi più ampia della comunicazione scientifica. Il sistema è sempre più condizionato dalla logica del “publish or perish”, che incentiva la quantità a scapito della qualità, portando a una crescita incessante del numero di articoli pubblicati, molti dei quali ricevono scarsa attenzione.
La Sovrapproduzione e la “Reviewer Fatigue”
Questa sovrapproduzione di lavori scientifici ha generato una crescente “reviewer fatigue”. Mentre il numero di manoscritti aumenta costantemente, il numero dei ricercatori e il tempo disponibile per le revisioni rimangono stabili o diminuiscono. I revisori sono chiamati a esaminare un volume sempre maggiore di lavori senza un adeguato riconoscimento del loro contributo, compromettendo la rigorosità e la tempestività dei controlli.
Comportamenti Opportunistici e Contratti Trasformativi
La pressione competitiva favorisce inoltre comportamenti opportunistici, quali la frammentazione artificiale dei risultati, l’uso strategico delle citazioni, l’iperautorialità e la ricerca orientata alla pubblicabilità rapida. Nei casi più estremi, si registrano fenomeni come le “paper mills”, la manipolazione delle revisioni e le frodi, conseguenze prevedibili di un sistema che premia indicatori quantitativi e produttività apparente.
I contratti trasformativi, concepiti per facilitare il passaggio dagli abbonamenti tradizionali all’Open Access, convertendo la spesa per la lettura in spesa per la pubblicazione, hanno mostrato un quadro ambiguo. Sebbene abbiano favorito la crescita delle pubblicazioni ad accesso aperto, le analisi condotte da enti come Jisc nel Regno Unito e cOAlition S indicano che non hanno prodotto la trasformazione strutturale attesa. Molti editori continuano a basare il proprio modello economico su logiche ereditate dall’era degli abbonamenti, con un aumento costante dei costi, e accordi temporanei rischiano di diventare una componente permanente e insostenibile del sistema.
Le Dimissioni Collettive degli Editorial Board
Un fenomeno significativo degli ultimi anni è rappresentato dalle dimissioni collettive degli editorial board. Da casi pionieristici come quello di Lingua a numerosi episodi più recenti, ricercatori ed editori denunciano una crescente incompatibilità tra gli interessi della comunità scientifica e quelli degli operatori commerciali, orientati alla crescita continua dei volumi pubblicati e dei ricavi. In molti casi, questi editorial board hanno fondato nuove riviste, spesso con modello Diamond Open Access e governate direttamente dalle comunità disciplinari, dimostrando la possibilità di alternative concrete.
Verso una “New Publication Culture”
Questi eventi non sono episodi isolati, ma segnalano una crescente consapevolezza che il costo non riguarda solo l’accesso alla conoscenza, ma il modo stesso in cui essa viene prodotta, valutata, pubblicata e utilizzata. La questione centrale si sposta su chi controlla le infrastrutture della comunicazione scientifica, chi governa i processi editoriali e quali valori debbano orientare la diffusione della ricerca.
In questo scenario, prende forma la visione di una New Publication Culture, sostenuta, ad esempio, dalle università Olandesi. Questa cultura propone che la pubblicazione non sia più identificata con il prestigio di una rivista commerciale o con indicatori bibliometrici prodotti da soggetti privati, ma con la qualità, la trasparenza, la riproducibilità e la riusabilità della ricerca. Essa valorizza la peer review come bene comune, promuove infrastrutture aperte e governate dalle comunità accademiche, sostiene i modelli Diamond Open Access e si integra con i principi della valutazione responsabile della ricerca.
Implicazioni per Docenti e Ricercatori Universitari
Per i docenti e i ricercatori universitari, le implicazioni di questo dibattito sono profonde. Il sistema attuale incide direttamente sulla loro carriera, sui finanziamenti alla ricerca e sulla reputazione accademica, spesso costringendoli a operare in un contesto che privilegia la quantità sulla qualità. La “reviewer fatigue” e la pressione a pubblicare in riviste commerciali comportano un onere significativo, sottraendo tempo prezioso alla ricerca e alla didattica.
La sfida non è semplicemente rendere aperti gli articoli, ma ripensare gli incentivi che guidano la produzione scientifica e costruire un sistema capace di generare meno “rumore” e più conoscenza affidabile. L’USPUR ritiene fondamentale che la discussione non si riduca a una questione di modelli di business o dettagli contrattuali, ma si concentri sulla domanda fondamentale: il sistema della comunicazione scientifica sta realmente aiutando la ricerca a produrre e diffondere conoscenza migliore, più affidabile e più utile alla società? Il vero tema non è il costo dell’accesso alla conoscenza, ma il costo che siamo disposti a pagare quando perdiamo di vista la conoscenza stessa.
Fonti
- roars.it — The Cost of Knowledge: quando il prezzo lo paga la scienza