L’Unione Sindacale Professori e Ricercatori Universitari (USPUR) informa la propria base associativa e l’intera comunità accademica in merito alla pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 13 luglio 2026, avvenuta in data 22 agosto 2026. Tale provvedimento stabilisce un adeguamento degli stipendi tabellari per il personale non contrattualizzato della pubblica amministrazione, inclusi i docenti e i ricercatori universitari, pari al 2,48%, con decorrenza dal 1° gennaio 2026.
Il Contesto Normativo e l’Adeguamento 2026
Il DPCM in oggetto, emanato ai sensi dell’articolo 24, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, recepisce l’incremento medio delle retribuzioni del personale contrattualizzato della pubblica amministrazione, calcolato dall’ISTAT. Questo meccanismo assicura che anche le categorie non direttamente soggette alla contrattazione collettiva, come i docenti universitari, beneficino di un adeguamento retributivo annuale.
L’incremento del 2,48% sarà applicato agli stipendi tabellari a partire dal 1° gennaio 2026. Si precisa che l’erogazione effettiva degli aumenti non sarà immediata, in quanto il DPCM dovrà essere recepito dai singoli Consigli di Amministrazione di ciascun Ateneo. Successivamente, gli uffici amministrativi provvederanno a definire le nuove buste paga, includendo gli arretrati dovuti dal 1° gennaio 2026. Si stima che le procedure richiederanno un periodo compreso tra i due e i quattro mesi, con la conclusione dell’iter amministrativo presumibilmente entro la fine del 2026 per la maggior parte delle istituzioni universitarie.
Le Voci Retributive Interessate e i Beneficiari
L’adeguamento del 2,48% inciderà su tutte le componenti dello stipendio tabellare, nonché sui suoi derivati, quali la tredicesima mensilità, il Trattamento di Fine Servizio (TFS) e i contributi previdenziali. Per la docenza universitaria, lo stipendio tabellare è articolato in tre voci distinte, su ognuna delle quali l’adeguamento avrà effetto:
- La retribuzione di base: Questa componente si modifica in funzione della classe di anzianità (i cosiddetti scatti), presentando una progressione variabile.
- L’Indennità Integrativa Speciale: Si tratta di un importo fisso per ogni fascia, indipendente dalla classe di anzianità, che rappresenta un residuo storico dell’indennità di contingenza.
- L’Assegno Aggiuntivo: Specificamente destinato al personale in regime di tempo pieno, questa indennità è corrisposta per dodici mensilità e il suo importo cresce fino a stabilizzarsi a partire da determinate classi di anzianità per Ricercatori a Tempo Indeterminato, Professori Associati e Ordinari.
Il suddetto incremento retributivo si estenderà anche a tutte le posizioni collegate agli stipendi dei professori. Nello specifico, beneficeranno dell’aumento del 2,48%:
- I Ricercatori a tempo determinato (RTD), ai sensi dell’articolo 24 della Legge 30 dicembre 2010, n. 240, in tutte le loro forme.
- I titolari di Contratto di ricerca.
- I titolari di Contratto post doc.
È opportuno precisare che la retribuzione minima degli Assegni di ricerca e dei nuovi Incarichi di ricerca segue meccanismi di adeguamento differenti, legati a specifici Decreti Ministeriali. In particolare, la retribuzione degli Assegni di ricerca, definita dal D.M. 9 marzo 2011, non ha subito adeguamenti significativi nel tempo, mentre quella degli Incarichi di ricerca, stabilita dal D.M. 6 agosto 2025, si adegua annualmente sulla base dell’indice FOI (indice inflattivo dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati).
Il Meccanismo di Calcolo e le Prospettive Future
L’adeguamento ISTAT per il personale non contrattualizzato è determinato dall’aumento annuo medio delle voci retributive dei dipendenti contrattualizzati della pubblica amministrazione, calcolato dall’ISTAT nei primi mesi dell’anno successivo. Questo meccanismo, sebbene garantisca un adeguamento, presenta un dislocamento temporale. L’ISTAT calcola una media ponderata degli aumenti di ogni contratto, considerando solo le variazioni sulle voci stipendiali stabili (tabellari e indennità/accessorie invariabili), escludendo aumenti per passaggi di posizione, incarichi aggiuntivi, straordinari, premi, indennità variabili, missioni e arretrati.
L’aumento del 2,48% per il 2026 deriva dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) della Pubblica Amministrazione rinnovati nel 2025, limitatamente agli importi effettivamente erogati dopo la sottoscrizione definitiva del contratto, al netto degli arretrati. Tra questi si annoverano i rinnovi dei CCNL per le Funzioni Centrali (triennio 2022-2024), la Sanità (triennio 2022-2024), la Dirigenza Funzioni Centrali (triennio 2022-2024), la Presidenza del Consiglio (triennio 2019-2021) e l’Istruzione e Ricerca (triennio 2022-2024).
È importante sottolineare che gli adeguamenti futuri si preannunciano più consistenti. L’adeguamento ISTAT per il 2027 terrà conto sia degli importi pieni derivanti dai contratti sottoscritti nel 2025, sia dei numerosi CCNL firmati nel 2026 (tra cui Funzioni Locali, Dirigenza Funzioni Locali, Dirigenza Sanità, Dirigenza PCdM, Istruzione e Ricerca 2025-2027, Dirigenza Istruzione e Ricerca 2022-2024, Funzioni Centrali 2025-2027), nonché delle intese già raggiunte per altri comparti. Ciò fa prevedere un incremento significativo, potenzialmente superiore al 5-6%, per il 2027. Ulteriori adeguamenti sono attesi anche per il 2028 e, con eventuali code residuali, persino per il 2029, a seguito della piena erogazione degli aumenti e della sottoscrizione dei contratti rimanenti.
Implicazioni per Docenti e Ricercatori
L’USPUR accoglie con favore l’adeguamento retributivo, seppur con il consueto ritardo nell’applicazione. Questo incremento, sebbene non risolutivo rispetto alle esigenze di valorizzazione della categoria, rappresenta un passo necessario per il mantenimento del potere d’acquisto delle retribuzioni del personale universitario. La complessità del meccanismo di adeguamento ISTAT e la sua dipendenza dai rinnovi contrattuali del pubblico impiego evidenziano la necessità di un monitoraggio costante e di un’azione sindacale incisiva per garantire la piena e tempestiva applicazione delle misure retributive. L’Unione continuerà a vigilare affinché gli Atenei procedano con la massima celerità nell’implementazione del DPCM e nell’erogazione degli arretrati, e a promuovere una maggiore stabilità e prevedibilità negli adeguamenti salariali per docenti e ricercatori.