L’Unione Sindacale Professori e Ricercatori Universitari (USPUR) informa la propria base associativa e l’intera comunità accademica in merito alle recenti evoluzioni normative che hanno condotto alla soppressione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), dopo quindici anni dalla sua introduzione. Tale provvedimento segna un momento di profonda trasformazione per il sistema di reclutamento universitario italiano, introducendo una nuova procedura che, se da un lato intende superare alcune delle criticità del sistema precedente, dall’altro solleva nuovi e significativi interrogativi.
L’Abilitazione Scientifica Nazionale: un bilancio critico
L’ASN, istituita con l’intento di garantire un processo di selezione più oggettivo e meritocratico per l’accesso ai ruoli di professore e ricercatore universitario, ha rappresentato per quindici anni un passaggio obbligato per migliaia di studiosi. Tuttavia, la sua applicazione ha generato nel tempo numerose perplessità e critiche, che l’USPUR ha costantemente monitorato e denunciato.
- Disparità di trattamento: Si sono registrate significative disomogeneità nell’applicazione dei criteri di valutazione tra i diversi Settori Concorsuali. In alcuni ambiti, il conseguimento dell’abilitazione è risultato estremamente arduo, talvolta percepito come ostacolato da dinamiche interne o da “vendette trasversali”, mentre in altri settori il processo appariva notevolmente più agevole.
- Distorsione della ricerca: Il sistema ASN ha contribuito a riorganizzare, in senso peggiorativo secondo molti osservatori, l’intero comparto della ricerca universitaria. L’eccessiva enfasi su metriche quantitative, quali prodotti della ricerca, convegni e seminari, riviste di classe A, indici bibliometrici, pubblicazioni a pagamento e la crescita esponenziale delle citazioni, ha spesso prevalso sulla valutazione della qualità intrinseca e dell’originalità del contributo scientifico. Esempi di produzioni scientifiche numericamente esorbitanti in brevi periodi hanno evidenziato la potenziale distorsione degli incentivi alla ricerca.
- Natura della procedura: Nelle intenzioni del legislatore, l’ASN avrebbe dovuto costituire una mera “constatazione” del possesso di requisiti minimi per accedere alle selezioni locali. Nella pratica, essa si è spesso trasformata in una “forca caudina”, talvolta insuperabile per alcuni e un’autostrada in discesa per altri, generando contenziosi giurisdizionali e incertezze.
La Nuova Procedura “a Semaforo”: meccanismi e interrogativi
La soppressione dell’ASN introduce una nuova procedura, definita “a semaforo”, che prevede la presentazione da parte degli studiosi di una dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante il possesso di requisiti. Tali requisiti saranno individuati e dettagliati mediante un apposito Decreto Ministeriale.
Questa riforma mira a eliminare la discrezionalità delle Commissioni Nazionali di Abilitazione, spostando l’attenzione su un’analisi prevalentemente quantitativa dei titoli e delle pubblicazioni. Di conseguenza, nessuna Commissione nazionale avrà il compito di giudicare la bontà e la qualità della produzione scientifica individuale, né di esaminare in dettaglio ogni singola pubblicazione.
Tutti i candidati in possesso della vecchia ASN o dei nuovi requisiti saranno legittimati a partecipare alle selezioni locali. Tuttavia, la nuova normativa, pur intervenendo sulla composizione delle commissioni giudicatrici locali (che passano da tre a cinque commissari, sorteggiati su base nazionale da liste di docenti disponibili e in possesso di precisi requisiti), presenta alcune criticità che meritano attenzione:
- Composizione delle commissioni: Non è stato reintrodotto il divieto, in vigore in passato, di far parte delle commissioni nei primi tre anni di servizio. Tale assenza solleva preoccupazioni circa la possibilità che docenti neofiti possano immediatamente selezionare colleghi, con il rischio di dinamiche di “sdebitamento”.
- Criteri di incandidabilità: L’incandidabilità è prevista solo a seguito di condanne passate in giudicato. Considerata l’abrogazione dell’abuso d’ufficio per la maggior parte dei casi, questa limitazione potrebbe non essere sufficiente a garantire la massima integrità delle procedure concorsuali.
- Mancanza di sanzioni: Non sono stati introdotti meccanismi sanzionatori nei confronti delle commissioni di concorso i cui esiti siano stati ripetutamente rovesciati dalla giurisprudenza amministrativa, lasciando irrisolto un problema di accountability.
Il Rischio dei Bandi “Cuciti Addosso”
Una delle preoccupazioni più significative emerse dalla nuova legge riguarda la possibile interpretazione che consentirebbe di introdurre una profilazione puntuale e precisa nei bandi di concorso locali. Questa possibilità rievoca la pratica, un tempo non consentita e spesso sanzionata dai giudici amministrativi, di “cucire addosso” il bando a un candidato specifico, garantendogli la vittoria prima ancora dell’avvio della selezione.
L’USPUR teme che questa circostanza, ora apparentemente legittimata dalla nuova normativa, possa rappresentare un grave e potenzialmente irrimediabile errore. Se tale interpretazione dovesse prevalere, si rischierebbe di rendere praticamente inutile l’intera procedura concorsuale, minando alla base i principi di trasparenza, equità e meritocrazia che dovrebbero presiedere all’accesso alla carriera universitaria.
Conclusioni e Implicazioni per Docenti e Ricercatori
La transizione dall’ASN alla nuova procedura “a semaforo” rappresenta un momento cruciale per il futuro del reclutamento universitario in Italia. Se da un lato l’intento di superare le rigidità e le iniquità del sistema precedente è condivisibile, dall’altro le modalità di attuazione sollevano serie preoccupazioni.
L’USPUR esorta la comunità accademica a vigilare attentamente sull’applicazione del Decreto Ministeriale che definirà i nuovi requisiti e sulle dinamiche delle future selezioni locali. È fondamentale che vengano garantiti principi di trasparenza, oggettività e pari opportunità, evitando che le nuove norme possano aprire la strada a pratiche clientelari o a una dequalificazione della valutazione scientifica.
L’Unione si impegna a monitorare costantemente l’evoluzione di queste procedure e a intervenire presso le sedi opportune per tutelare i diritti e gli interessi dei docenti e dei ricercatori universitari, promuovendo un sistema di reclutamento basato sul merito e sull’eccellenza scientifica.